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Gli adolescenti e il consumo di bevande alcoliche. Un fenomeno preoccupante?
di Danilo Mazzarello

Abito a Bellinzona, nelle vicinanze di un muretto che nel corso degli anni è diventato uno dei principali punti d’incontro di decine d’adolescenti, i quali vi trascorrono le sere della fine settimana parlando e bevendo alcolici, in massima parte acquistati in supermercati o stazioni di servizio. L’ampiezza e la regolarità del fenomeno hanno destato la mia attenzione, spingendomi ad esaminarlo. Conscio dei limiti spazio-temporali di un’indagine circoscritta ad una sola città del Cantone, Bellinzona, e compiuta nell’arco di soli tre mesi, ho chiesto e ottenuto la collaborazione di due enti che si occupano di dipendenze da sostanze, Radix e Ingrado, e del Consiglio di direzione del Liceo di Lugano 1, promotore di un’indagine analoga condotta nel 2005 e ripetuta l’anno successivo. Ho, inoltre, consultato tutti coloro che a mio parere potevano contribuire alla comprensione di questo fenomeno, lumeggiandone i diversi aspetti: ho raccolto e trascritto la testimonianza di rivenditori di bevande alcoliche, gestori di locali pubblici, poliziotti, autisti d’autobus, docenti, psicologi, medici, genitori ed adolescenti. Ho, infine, interpellato il professor Luigi Gallimberti, docente di tossicologia clinica e psichiatria delle farmacodipendenze all’Università di Padova, autore del libro Il bere oscuro. Viaggio nei misteri dell’alcolismo, testo fondamentale per la comprensione degli aspetti fisiologici e tossicologici correlati al fenomeno. Ecco il resoconto delle mie osservazioni:

Bellinzona, sabato 22 settembre 2007
In questa fase iniziale decido di osservare senza interferire, compiendo il mio primo appostamento di studio davanti ad una stazione di servizio dell’Agip, negozio autorizzato alla vendita di bevande alcoliche.

ore 20.15
Due ragazzi acquistano una confezione di dieci bottigliette di birra, imitati da altri che li seguono. Nel frattempo sopraggiunge un’auto dalla quale scende un ventenne, che compra una bottiglia di vino e riparte, seguito da altri tre che escono dal negozio con quattro bottiglie di vino.

ore 20.30
Arrivano i primi gruppi di adolescenti a piedi. Un ragazzo entra e compra una bottiglia di Fragolino. Due giovani escono con una bottiglietta di birra in mano, seguiti da un gruppo di sette ragazzi, alcuni dei quali sembrano minorenni. Hanno acquistato birra, tre bottigliette sciolte e tre scatole da dieci. Ora il flusso diventa continuo: due ragazzi con una scatola di birra, poi altri quattro con due scatole, ancora quattro con una scatola, poi sette con una scatola e bottiglie varie, tre adolescenti con bottigliette e altri due con tre birre. Un ragazzo si affaccia alla porta del negozio e, rivolgendosi agli amici, grida: Non c’è piú carburante!

ore 21.05
Arriva un altro gruppo di ragazzi e ragazze: ne conto trentadue e alcuni sembrano molto giovani. Escono con scatole di birra, bottiglie di vino ed altre bevande alcoliche. Uno di loro, attraversando la strada, dice: Ange è già ubriaca.

ore 21.10
Dal negozio escono quattro ragazze. Non hanno nulla in mano, ma dalle loro borsette occhieggiano bottiglie di vino. Le seguono quattro ragazzi con altro vino ed una confezione di birra ed altri due con una bottiglia di vodka. Quattro adolescenti si dirigono verso il Viale Portone. Due di loro, un ragazzo ed una ragazza, hanno una bottiglietta di birra in mano, ma lei non riesce a stapparla. Lui gliela prende, la apre e gliela restituisce, dicendole Stressona. Nel frattempo arrivano altri giovani in auto, scendono, comprano alcolici e se ne vanno. Sono cosí tanti che non riesco piú a contarli.

ore 21.20
Scelgo un posto d’osservazione migliore, vicino ad un passaggio pedonale, e davanti a me scorre questa processione: quattro ragazze con bottigliette di alcolpops, due ragazze ed un ragazzo con una scatola di birra, quattro ragazzi idem come sopra, uno da solo con un’altra scatola ed, infine, due ragazze che tracannano birra attraversando la strada.

ore 21.35
Ora è la volta di quattro adolescenti, due maschi e due femmine, con bottigliette di birra e alcolpops. Nel frattempo entra nel negozio un gruppo di sedici ragazzi e ragazze, all’apparenza giovanissimi.

ore 21.45
Arriva una comitiva di undici adolescenti, i quali entrano nel negozio per uscirne pochi minuti dopo con una bottiglia di vino. Entro anch’io. Davanti a me tre ragazze ed un ragazzo confabulano per decidere che cosa acquistare. Una dice che vuole il Fragolino. Io compro un sacchetto d’insalata, pago ed esco. Davanti a me sfilano ancora tre ragazze che attraversano la strada, tracannando vino da una bottiglia che passa da una mano all’altra. Vedo ancora quattro ragazze ed un ragazzo con una scatola di birra ed una bottiglia di vino. Sono le dieci meno cinque, il negozio si prepara alla chiusura ed io mi dirigo verso il muretto antistante il bar paninoteca Peter Pan.

ore 22.00
Fuori del locale, sul marciapiede sinistro di via Murate, scendendo verso la Scuola di Commercio, conto 56 ragazzi. Ritorno indietro e sul marciapiede opposto ne conto altri cento, che parlano e bevono. Una ragazza, pesantemente truccata e completamente vestita di nero, è sdraiata a terra. Nella mano destra stringe un martello col quale batte il selciato con ritmo regolare. Poco piú in là incontro un mio vicino di casa che, forse incuriosito dall’insalata che porto a spasso, mi domanda dove sto andando. Do una risposta elusiva e mi allontano. Il mio appostamento dura già da due ore e mezzo, comincio ad avere freddo e decido di tornare a casa per indossare indumenti piú caldi.

ore 23.30
Mi dirigo verso il Peter Pan, davanti al quale sostano ancora oltre cento ragazzi, fra i quali il mio vicino, che mi apostrofa con un Ancora qui? al quale rispondo Secondo giro. Avrei voglia di domandargli il senso di quella serata trascorsa in piedi, al freddo, su un marciapiede, con una bottiglia di birra in mano, ma non è il momento. Percorro il Viale Portone: sul marciapiede una miriade di cocci di vetro verde, ciò che rimane delle bottigliette viste qualche ora prima. Sulla strada solo giovani. In Piazza del Sole altri gruppi di adolescenti, moltissime le ragazze. In Via Codeborgo vi è un assembramento notevole, ma non sono giovanissimi. Ormai è passata la mezzanotte, perciò mi faccio largo fra la calca vociante e ritorno a casa. Secondo una stima prudente questa sera circa 120 giovani hanno acquistato bevande alcoliche nel negozio dell’Agip. Hanno comprato una cinquantina di bottiglie di fermentati e distillati ed almeno quindici scatole di birra.

Bellinzona, sabato 29 settembre 2007
Ripeto l’esperimento della settimana precedente, appostandomi fuori della medesima stazione di servizio.

ore 21.30
Sul piazzale vi sono undici giovani, ragazzi e ragazze. Entro per osservare la situazione e compro una bibita. Alla cassa vi sono due adolescenti con una bottiglia di Fragolino, una di Red Bull e vodka, lattine di birra ed altre bevande. Il conto è di 53 franchi e trenta centesimi. Pagano con la carta, ma il credito è insufficiente e sono costretti a lasciare sul banco le bottiglie per racimolare fra gli amici il denaro necessario. Poco dopo rientrano e pagano il conto con cinque banconote da dieci franchi.

ore 22.00
Mi siedo sul muretto davanti al Peter Pan ed osservo la cinquantina di giovani che, sfidando il freddo, sono già lí. Accanto a me due ragazze, una bionda ed una mora con due bottiglie di Frizz ed una birra, bevono, ridacchiano e cantano. Piú in là due giovani, forse ventenni, tracannano ciascuno 7,5 decilitri di vino frizzante (Il canarino). Poi si alzano e se ne vanno, abbandonando le bottiglie vuote sul marciapiede. Nel frattempo arrivano altri due ragazzi, uno dei quali ha l’aria di stare male: si siede accanto a me e, incurante delle proteste dell’amico che vuole proseguire, chiede d’essere lasciato lí finché mi riprendo. Se sono maggiorenni, lo sono d’altro ieri. Una ragazza molto giovane si separa da un gruppetto di suoi coetanei e comincia a correre agitando sopra la testa un sacchetto. Me ne vado con la Tequila! – grida. Ed è subito inseguita da tre ragazzini vocianti. Osservo un altro gruppo di giovanissimi composto di quattro ragazzi ed una ragazza, che bevono un cocktail sorseggiandolo da un unico bicchiere. Uno di loro sta spiegando il significato della parola albino, quando un altro lo zittisce dicendogli Che c. vuoi che me ne importi dell’albino! Sono le undici e mi avvio verso il Viale Portone. Dal ristorante Castello esce musica frammista al vocio di decine di avventori adulti. Piazza del Sole è quasi deserta e anche il Galleria non è affollato come la settimana scorsa. Ritorno al Peter Pan davanti al quale resistono un centinaio di irriducibili. Poi proseguo verso la Scuola di Commercio dove bivaccano tre gruppi di ragazzi e ragazze, una trentina in tutto. Inciampo in una bottiglietta di birra, abbandonata al suolo, suscitando la loro d’ilarità. Poi mi avvio verso casa. È quasi mezzanotte e sono intirizzito dal freddo.

Bellinzona, sabato 6 ottobre 2007
È il momento di scoprire da dove vengono le centinaia di giovani che il sabato sera si danno appuntamento a Bellinzona, scegliendo come luogo d’incontro la stazione ferroviaria, Piazza del Sole, il muretto davanti al Peter Pan e la Scuola di Commercio.

ore 20.00
Alla stazione ferroviaria entro nel chiosco per controllare l’offerta di bevande alcoliche: sugli scaffali vi sono birra, vino, alcolpops e superalcolici. Nell’atrio alcune decine di ragazzi attendono l’arrivo dei compagni. Due amici si incontrano ed uno apostrofa l’altro dicendogli: Scommetto che vai alla Festa della Birra! Già. Questa sera all’Espocentro di Bellinzona c’è la Festa della Birra. L’ingresso costa dieci franchi e il programma prevede, oltre alla birra, una gara di tiro alla fune, la possibilità di cenare e, dalle nove di sera, concerti di vari gruppi musicali.

ore 20.14
Arriva un treno da Biasca e la stazione si riempie. Conto una quarantina di adolescenti. Poco dopo ecco il treno da Locarno, dal quale scendono altri trentacinque ragazzi e ragazze, tutti giovanissimi. Tra di loro c’è Beatrice, una mia conoscente sedicenne la quale, sapendo della mia inchiesta, mi presenta alcuni suoi amici, tre ragazze e due ragazzi, che accettano di rispondere alle mie domande. Davide, diciassette anni, apprendista muratore, cresta di capelli variopinti e birra in mano, mi dice: Non mi farai mica una foto, eh? e, intanto, nasconde la birra dietro la schiena. Se lo sa mia madre… pensa a voce alta. Tua madre non sa che bevi? - gli domando. Mah, forse… Alla domanda Perché bevi alcolici, risponde che lo fa per sfogarsi, e gli altri concordano con lui.

ore 20.40
Arriva un altro treno da Locarno: ne scendono una cinquantina di ragazzi già provvisti di birra e vino. Ad ogni arrivo di autobus e di treno si ripete la stessa scena: decine di adolescenti affollano la stazione. Spicca l’assenza di adulti.

ore 20.55
Arriva l’autopostale della Mesolcina e ne scendono una cinquantina di adolescenti. L’autista mi dice che su quella tratta è raro vedere giovani passeggeri ubriachi. Mi mostra l’autobus, perfettamente pulito, e afferma che è cosí anche la notte tardi, al rientro.


Tiziano Pellegrini
, responsabile marketing e comunicazione di AutoPostale Svizzera
Molti adolescenti, dopo aver trascorso il sabato sera in città, rientrano a casa con l’autopostale. Occasionalmente capita di trasportare giovani un po’ allegri, ma non è la regola. La maggior parte, infatti, si comporta in maniera civile. Non dobbiamo però nascondere che alcuni episodi hanno attirato l’attenzione di AutoPostale sulla sicurezza dei trasporti notturni. Per garantirla ci siamo affidati ad un’agenzia che provvede affinché le corse a rischio siano accompagnate da agenti. Questa misura preventiva è stata recepita positivamente sia dal personale sia dall’utenza che ne ha apprezzato l’efficacia. Il suo effetto deterrente limita al minimo i casi di indisciplina e consente a tutti di viaggiare in un clima sicuro e sereno. Inoltre, da alcuni anni AutoPostale ha introdotto presso le sedi di scuola media una giornata di sensibilizzazione al trasporto pubblico, che permette di compiere un lavoro di prevenzione volto a garantire la sicurezza dei giovani utenti prima, durante e dopo il viaggio in autopostale. Per riassumere, sui nostri veicoli ci troviamo solo occasionalmente confrontati con casi di giovani ubriachi. Certo sono necessarie misure preventive, ma - per quanto riguarda il nostro campo di attività - non riteniamo la situazione problematica.


ore 21.10
Decido d’incamminarmi verso il Peter Pan. All’inizio del Viale Portone mi supera un gruppo di una decina d’adolescenti. Uno di loro, giovanissimo, indossa un casco giallo ai lati del quale sono fissate due bottigliette di birra. Tubetti incrociati di plastica trasparente gli consentono di aspirare contemporaneamente dai due recipienti, che sono già per metà vuoti. Con la mano destra regge ciò che rimane della confezione di dieci birre. Allungo il passo per avvicinarlo, mi complimento per il geniale artefatto e gli domando se è un suo brevetto. Mi risponde che esiste già dall’Ottocento. Non insisto e lui prosegue per la sua strada. Osservo che ognuno degli altri ragazzi ha in mano una bottiglietta di birra o una bottiglia di vino, già in parte aspirate.

ore 21.30
Davanti al Peter Pan vi sono circa settanta ragazzi. Molti, se si considera che a poche decine di metri di distanza è in pieno svolgimento la Festa della Birra. Decido di rincasare e di uscire piú tardi per controllare i rientri.

ore 23.45
Arrivo alla stazione ferroviaria giusto in tempo per assistere alla partenza di quattro autopostali diretti a San Bernardino e a Biasca. Su ogni autobus salgono due guardie giurate della Rainbow di Rivera per garantire la sicurezza del viaggio notturno. Arrivano anche due agenti della polizia comunale, incaricati di sorvegliare le partenze. Mi fermo a parlare con loro, finché una chiamata radio interrompe la nostra conversazione.

ore 00.30
In Piazza del Sole vi sono una cinquantina di giovani, un paio dei quali faticano a stare in piedi. Lungo il Viale Portone incrocio decine di adolescenti, ragazzi e ragazze, che con passo svelto vanno verso la stazione. Per loro, minorenni, è l’ora del rientro a casa.

ore 01.00
Davanti al Peter Pan vi sono ancora una cinquantina d’irriducibili. C’è gente all’esterno dell’Espocentro, ma non vi è quasi piú nessuno dinanzi alla Scuola di Commercio. Un’ultima perlustrazione e rientro a casa anch’io. Dalle osservazioni compiute emergono questi fatti:

  1. Centinaia di adolescenti, molti dei quali minori, trascorrono il sabato sera, radunandosi in luoghi aperti.

  2. L’attività principale compiuta all’interno del gruppo è la conversazione, spesso su temi leggeri, talvolta su soggetti piú profondi.

  3. Queste occasioni sono contrassegnate da un uso generalizzato di bevande alcoliche, in particolare birra, vino e alcolpops.

  4. Gli alcolici sono acquistati in rivendite autorizzate come il chiosco della stazione o le stazioni di servizio e ciò per due motivi: 1. prezzo inferiore rispetto ai bar e 2. orario d’apertura prolungato rispetto ai supermercati (chiusura tra le nove e le dieci di sera).

  5. Le bevande alcoliche, acquistate da adolescenti maggiorenni, sono in seguito distribuite ai membri del gruppo, anche se minori.

  6. I casi di grave ubriachezza, cosí come gli atti di violenza e di vandalismo, sembrano essere pochi.

  7. Il consumo di bevande alcoliche è talvolta associato a quello di altre sostanze psicoattive illegali.

Alla luce di questi fatti sorgono due interrogativi: quali sono le cause del fenomeno e quali le sue ripercussioni? Ne abbiamo parlato con gestori di locali pubblici, poliziotti, educatori, psicologi, medici, genitori e, soprattutto, con adolescenti.

Ecco le loro risposte:

Roberta18
Ho cominciato a bere bevande alcoliche a quattordici anni, quando i miei genitori mi hanno dato il permesso di uscire la sera. Con un’amica andavo a feste in Valle di Blenio e siccome mi piaceva il Baileys – che piaceva anche a mia madre – ne bevevo un bicchiere. Tra la mia amica e me c’era un po’ di competizione riguardo al bere, come se volessimo vedere chi riusciva a bere di piú. Bere era divertente e ci rendeva piú aperte. Ricordo che a volte cominciavo a ridere anche se mi dicevano solamente Ciao. Bevevamo per divertirci e non ho mai bevuto da sola. E non spendevo molto, perché ci facevamo pagare da bere dai ragazzi. Ma questo succedeva in valle. A Bellinzona nessuno mi ha mai pagato niente. Droga no. Anche perché l’alcol, a differenza della droga, è a portata di mano. I momenti nei quali bevevamo di piú erano Carnevale e Capodanno. Allora uscivamo per devastarci sul serio. Nel nostro linguaggio devastarci non significa farci del male, ma bere in modo da tirarci fuori al massimo. Se vedo dei lati negativi nel bere? Il mal di testa del giorno dopo. E quella volta che mi ha spinta a smettere: dopo aver bevuto una bottiglia di vodka mi offrirono della birra. La bevvi e stetti male, rischiando il coma etilico. Da quella volta non ho piú bevuto. I miei sapevano che quando uscivo bevevo, ma io cercavo di bere all’inizio della serata cosicché quando tornavo a casa ero abbastanza normale. È andata avanti cosí dai 14 fino ai 18 anni. Su questo tema non ho mai avuto conversazioni profonde con i miei genitori. Come molti altri ragazzi a volte ho pensato che ai miei non importasse di me. Avevo un conoscente che si drogava, ma i suoi non sapevano come fare per aiutarlo. A scuola ogni tanto si parlava di alcol, droga e sesso, ma – secondo me – si dicevano cose stupide e dopo un po’ non stai piú ad ascoltare.

L’adolescenza
L’adolescenza è un periodo caratterizzato da inaspettate e sconvolgenti accelerazioni di crescita, che trasformano il corpo in un ente estraneo in continua evoluzione. Questi repentini mutamenti fisici causano tensioni e turbamenti che inducono l’adolescente, spesso insicuro e insoddisfatto di sé, a confrontarsi con i coetanei nel tentativo di rinsaldare il suo io ideale. Ansioso e disorientato, avverte i cambiamenti che avvengono in lui e cerca di rendersi autonomo, modificando il suo comportamento verso i genitori. Nella sua lotta per l’indipendenza mette in discussione valori, norme ed interessi, precedentemente accettati, esasperando quei conflitti che gli consentono di ritagliarsi il suo spazio nel mondo. A questo punto l’adolescente, mosso dal bisogno d’appartenere ad un gruppo che gli dia sicurezza e protezione, stringe forti legami con i coetanei e ne adotta le abitudini in un processo di omologazione che investe il modo di vestire, di parlare e di divertirsi. Diverso, ma identico a cento altri, l’adolescente affronta le contraddizioni tipiche della cosiddetta età balorda, quella fase di smarrimento, normale e fisiologica, vituperata dagli adulti di ogni tempo, superata la quale la maggior parte degli individui trova la sua via nella vita.



Alex18
Bevo alcol perché mi piace, mi fa sentire piú contento. Non bevo da solo, ma lo faccio con gli amici per raccontarla su. L’alcol fa male solo quando se ne abusa. Un problema sono i soldi per comprarlo: io non riesco mai ad arrivare alla fine del mese col denaro che ricevo.

Poguemahone17
Anch’io bevo alcol perché mi piace.

Romicious17
Prima facevo uso di altre sostanze, poi sono stata male e allora ho cominciato a bere alcolici. Farlo mi dà sollievo.

Tre amiche di Romicious
Beviamo per distrarci dai nostri problemi personali e da quelli che abbiamo a casa e a scuola.

Jason’s metal17
A me piace bere in compagnia. È divertente.

Naic17
Secondo me beviamo alcolici perché altrimenti non riusciamo piú a divertirci.

Cinzia16
Per me bere alcolici è uno sfogo, mi diverto e non penso ai problemi. Quando non uscivo litigavo con tutti.

Beatrice16 mi ha spedito questo resoconto di una sua serata al muretto:

Con Cinzia ed altri ragazzi ci dirigiamo verso il Pit (Peter Pan) per vedere com’è la situazione e poi andare alla festa della birra. Passando da Piazza del Sole, incontriamo un mio vecchio compagno insieme a suoi tre amici. Ci domandano se anche noi andiamo alla festa della birra e se gli Shivers che suonano alla festa sono bravi. Altre domande, poi arriva un quarto amico: ora possiamo incamminarci verso il Portone. Arrivati all’incrocio i quattro amici dicono che vanno all’Agip. Cinzia ed io ci guardiamo e il mio vecchio compagno dice: Dai, venite con noi, che la festa della birra la facciamo lí al muretto! Acconsentiamo e la mia amica chiede se ci prendono loro le cose, perché a noi chiederebbero i documenti. Allora la informo che, anche se non sembra, il mio vecchio compagno è maggiorenne. Fuori dell’Agip si mettono a chiacchierare su cosa prendere e, infine, decidiamo di entrare per vedere che cosa c’è. Cinzia mi chiede se va bene prendere una scatola di birra da comprare assieme e poi dividerci le bottiglie. Una scena viene a galla nei miei pensieri, una conversazione: mia madre che mi accompagna alla stazione e mi raccomanda di non bere. Le rispondo che sicuramente avrei bevuto un bicchiere, ma non mi sarei ubriacata. La voce della mia amica all’improvviso mi riporta alla decisione da prendere ed io accetto non sapendo che altro fare. Con l’acquisto andiamo verso il muretto vicino al Peter Pan. Mentre camminiamo uno dei quattro ragazzi scarta un Kinder Bueno e getta la carta per terra. Io mi chino, raccolgo la carta e la infilo nella mia borsa, pensando ad una legge scout che dice: amare e rispettare la natura. Al muretto ci sediamo. Fa freddo, si parla, una bottiglia in mano ed una lunga conversazione: tutto quello che è successo l’anno precedente, da quando non ci sentiamo piú regolarmente. Parliamo tanto e di tutto. Attorno a noi tantissime ragazze truccatissime, con gonnelline, magliettine, che fumano e bevono. Mi stupisco di quante persone sono lí che bevono e mi rendo conto che in quel momento faccio anch’io parte del gruppo, della categoria che beve anche se non si è maggiorenni, consapevole che non è una cosa grave fino a quando non diventa un’abitudine e non se ne fa abuso. Passa gente che conosco: sapendo che non berrò mai tutte le mie birre, ne regalo due, rispettando un’altra legge scout che è condividere, anche perché cosí la mia parte di birra diminuisce e io ne bevo meno, passando come ragazza gentile e non come una che non ha piú voglia di bere. Il tempo passa, c’è tantissima gente, arrivano persone che erano alla festa della birra, si lamentano un po’, dicono che sapeva di ruggine, che sí, era carino ma niente di che, che dieci franchi la festa non li valeva... Andiamo fino all’Espo, fuori, anche lí un sacco di gente, incontriamo diversi compagni delle medie, che non vedevo da carnevale. La serata giunge al termine, tra camminate, vecchi ricordi, quella bottiglia di birra che comunque ti fa parlare di piú e ti snoda. Si ride, salutiamo chi era lí con noi. Altre persone e diversi gruppi come noi si dirigono verso la stazione: magari starebbero fuori anche di piú, ma c’è il coprifuoco dei genitori o, semplicemente, c’è l’ultimo treno che fa tutte le fermate. Non vogliamo correre, quindi ci dirigiamo tranquillamente per arrivare a tempo. Alla stazione saliamo sul treno per Locarno, ci sediamo, chiacchieriamo delle solite cose, poi arriva il mio turno di scendere. Quando arrivo a casa, vado in camera dei miei genitori per il controllo. Racconto brevemente com’è andata la serata, sapendo che il mattino dopo dovrò rispiegarlo... In camera mia mi sistemo e metto a posto le mie cose, quando dalla borsa mi cade la carta del Kinder Bueno: capisco cosí chi sono e che non sono le persone a farci cambiare, che possono condizionarci fino ad un certo punto, ma che ognuno deve fare le sue scelte. Io ho scelto. Ho scelto di divertirmi come ho sempre fatto con buone chiacchiere, tante risate, senza essere per forza dettate dal fatto di bere!


Alcol oltre i limiti… nell’adolescenza. La scuola e il consumo alcolico.
Indagini svolte dal Consiglio di direzione d’intesa col Comitato studentesco fra gli studenti del Liceo di Lugano 1 nell’aprile-maggio 2005 e nell’ottobre 2006.

La prima inchiesta, compiuta su un campione di 735 studenti, ha rivelato che il 71% degli intervistati beve alcolici, il 62% saltuariamente, il 9% spesso, soprattutto birra e cocktail. Tuttavia, solo una minoranza (il 4%) ritiene che l’alcol sia un problema.

Nel 2006 il 53,4% degli intervistati (322) ha affermato d’essersi già ubriacato: il 7,8% da tre a nove volte al mese, il 33,5 % da una a due volte, gli altri saltuariamente. I maschi si ubriacano piú frequentemente delle femmine, ma le quindicenni bevono piú vino, birra, superalcolici e cocktail dei loro coetanei maschi. La maggioranza beve alle feste con gli amici oppure nei luoghi pubblici, soprattutto nei giorni di fine settimana, mentre solo pochi (3,4%) dichiarano di bere frequentemente in solitudine. Il 66% degli intervistati compra gli alcolici col denaro ricevuto dai genitori, spendendo fino a venti franchi la settimana (90,3%). Il 61,1% dei ragazzi intervistati equipara il consumo di alcolici a quello di droghe o medicinali, mentre il 30,1% ritiene che il primo sia un comportamento socialmente piú accettato e, perciò, meno grave, rispetto al consumo di droghe illegali.


Da queste risposte emergono alcune indicazioni interessanti:

Alcuni adolescenti bevono alcolici per il piacere che ne traggono, piacere che può essere di duplice natura. Certuni amano il gusto delle bevande alcoliche. Altri, invece, mirano all’effetto: bere rende piú aperti, afferma Roberta, mi fa sentire piú contento, aggiunge Alex. In effetti, l’alcol è una sostanza psicotropa che altera l’umore e produce un piacevole senso di rilassamento. È uno sfogo, dichiara Cinzia, mi diverto e non penso ai problemi. Le risposte degli studenti del Liceo 1 di Lugano sono simili: la maggioranza di loro afferma di bere per adeguarsi al gruppo (lo fanno tutti ed io non voglio essere diverso), mentre altri lo fanno per superare paure e inibizioni o per combattere la monotonia. Tuttavia, non tutti gli adolescenti bevono fino al punto di tirarsi fuori. Alcuni, come Beatrice, stabiliscono limiti che riescono a rispettare.

Motivi di consumo

La maggioranza degli adolescenti, come Roberta, Alex e Jason, bevono alcolici in compagnia. Spesso l’alcol è associato al divertimento della fine settimana. L’euforia indotta dall’alcol rende divertente una serata noiosa e diventa a sua volta un potente stimolo di rinforzo positivo, che spinge a ripetere l’esperienza. Non solo gli adolescenti, ma anche milioni di adulti cercano questo piacere all’ora dell’aperitivo o a cena con gli amici oppure festeggiando una ricorrenza, un piacere che la società occidentale non considera né riprovevole né pericoloso. Mette conto ricordare che l’alcol è l’unica sostanza psicotropa che può essere acquistata legalmente senza prescrizione medica, a differenza di tutte le altre droghe psicoattive (ipnotico-sedativi, analgesici narcotici, stimolanti, allucinogeni e psicofarmaci) per le quali la prescrizione è invece indispensabile. Questa sorprendente disparità di trattamento risale probabilmente al tempo nel quale il vino cominciò ad essere considerato un alimento e, perciò, equiparato all’acqua, al pane, al latte e all’olio. Ciò spiega perché molti adolescenti bevono alcolici, ma non si drogano. A differenza della droga l’alcol, pur essendo una sostanza che altera l’umore e il comportamento, è benaccetto, disponibile, economico e legale. Forse anche per questo un crescente numero di minori decide di bere alcol, talvolta in modo misurato, talaltra no. Spesso smettono di bere in modo eccessivo una volta superata l’adolescenza. Altre volte, invece, il loro bere rimane problematico ed ha ripercussioni negative in tutti i campi della vita: salute, scuola, famiglia e società. Nel prossimo numero di Terra ticinese affronteremo questo tema.


Consiglio di Stato, Dipartimento della sanità e della socialità
Piano cantonale degli interventi nel campo delle tossicodipendenze 2005 - 2008
Bellinzona, marzo 2006

Consumo d’alcol
Per quanto riguarda il consumo di alcol la situazione in Ticino è per molti versi anomala rispetto all’insieme della Svizzera. Se da un lato in Ticino vi è un tasso elevato di persone astinenti (TI 36,4%; CH 22,5%), dall’altro vi è anche un tasso maggiore di forti consumatori. Un forte consumatore di alcol è un uomo che consuma regolarmente piú di 40 grammi di alcol al giorno o una donna che ne consuma regolarmente 20 grammi o piú al giorno. Con un consumo del 13,1% per gli uomini e dell’8,7% per le donne, il Ticino è significativamente al di sopra della media svizzera (7% per gli uomini, 4% per le donne). Per i forti consumatori ticinesi la percentuale è stabile dal 1997 (13,1%) mentre per le donne era meno alta (7,8%). Per la proporzione di consumatori a rischio (rispettivamente 60 grammi per gli uomini e 40 grammi per le donne al giorno), la proporzione sale a 5,1% per i Ticinesi (CH uomini 3,4%) e a 2,2% per le Ticinesi (CH donne 2%). Per tutte le età il consumo medio ticinese è al di sopra della media svizzera. In Ticino dopo i 50 anni, piú di una donna su otto consuma 20 e piú grammi d’alcol al giorno. Se si considera solo il consumo regolare, le Ticinesi consumano meno della media svizzera. Il paradosso è dato dall’esistenza di una proporzione elevata di forti consumatrici e di una bassa proporzione di consumatrici regolari. Ciò sembra indicare che i modi di rapportarsi all’alcol sono in prevalenza quello dell’astinenza o quello dell’abuso. I giovani tra 15 e 24 anni non seguono il comportamento degli adulti: il 41% dei giovani Ticinesi di sesso maschile dice di consumare alcol settimanalmente. Questa percentuale è molto piú bassa di quella relativa alla Svizzera (58%). Per il consumo abusivo (binge drinking: consumo in una sola volta di 8 bicchieri per gli uomini e di 6 per le donne), i giovani ticinesi di sesso maschile hanno un comportamento piú prudente, poiché solo il 6% di loro segue questo comportamento a rischio contro il 14% a livello nazionale.

Nel caso di minori anche il consumo moderato desta preoccupazione a causa dei danni che l’alcol può arrecare ad organismi ancora privi di un metabolismo maturo. Il professor Gallimberti, docente di tossicologia all’Università di Padova, afferma che «bere alcolici prima dei sedici-diciotto anni rappresenta un grave e documentato pericolo per la salute dell’adolescente». Inoltre aggiunge: «Un piú precoce inizio di assunzione dell’alcol si traduce in una maggiore probabilità di dipendenza da questa o da altre sostanze e in un maggiore sviluppo di problemi correlati all’alcol: incidenti, psicopatologie, danni organici, invalidazione relazionale e sociale». 4

Pertanto fondate ragioni mediche consigliano ai minori l’astensione completa dall’alcol. Tuttavia un crescente numero d’adolescenti disattende questo avvertimento. Perché? Talvolta per mancanza d’informazione: alcuni ragazzi semplicemente ignorano i fatti. Non sanno che l’alcol può danneggiare il loro sviluppo psicofisico, interferendo con le funzioni cerebrali, riducendo il volume dell’ippocampo, causando disturbi della memoria e dell’impulsività e potenziando l’adozione di comportamenti a rischio.5 Il problema si complica quando su questo argomento i genitori stessi difettano d’informazione: il minore che in famiglia beve vino o birra ai pasti, perché i genitori glielo consentono, tenderà a considerare innocuo il consumo d’alcol e assurda la legge cantonale che ne proibisce la vendita ai minori di 18 anni. 6

Dario Gennari, responsabile dei consultori per alcologia Ingrado
Oltrepassare i limiti, spesso attraverso riti di passaggio, è un atteggiamento insito nell’adolescenza. Nell’età moderna la ritualità si mantiene viva, ma forse viene privata di quel valore simbolico decisivo che dà la possibilità di attribuire significato ai propri atti e quindi aprire, finalmente, le porte dell’età adulta. Ne consegue che oltrepassare il limite, per esempio con l’assunzione di alcol, avviene sí in un contesto di ritualità, ma risulta svuotato di significato evolutivo con il rischio di assumere una connotazione fine a sé stessa esprimibile con il concetto caro all’età giovanile di portarsi fuori e non di andare oltre il limite che delimita, se pur in maniera indefinita, il territorio dell’adolescenza da quello dell’età adulta. Quest’arcaica ma attualissima dinamica psicologica si inserisce in una realtà socio-culturale che mantiene una tendenza a banalizzare il consumo alcolico. Inoltre essa è completamente permeata da dettami consumistici che incitano ad un consumo acritico per poi passare repentinamente a stigmatizzare - con relativa esclusione sociale - il comportamento d’abuso. Piú ricerche indicano che l’abuso alcolico giovanile è un fenomeno in crescita sia a livello nazionale che internazionale. Una recente indagine ha rilevato che in Svizzera piú di 100'000 giovani tra i 15 ed i 24 anni (di cui circa il 70% è costituito da maschi) abusano massicciamente di alcolici almeno due volte al mese. La crescente preoccupazione che ne consegue suscita considerazioni riguardanti le possibili ripercussioni che tale fenomeno può comportare a livello individuale, famigliare, scolastico e lavorativo. Ed è proprio a questi molteplici livelli che si cerca di delineare possibili risposte operative.


Altri giovani, invece, non difettano di conoscenza: sono consapevoli dei rischi derivanti dal consumo di bevande alcoliche, ma li sottovalutano, spesso a causa di quella sensazione d’invulnerabilità sperimentata dagli adolescenti in ogni epoca e condensata nel motto «Può capitare agli altri, ma non a me». In alcuni casi però l’inimmaginabile accade e le conseguenze sono immediate e gravi, come dimostrano i seguenti fatti: nel 2007 trentatré adolescenti (21 maschi e 12 femmine), d’età compresa tra i 16 e i 19 anni, sono stati ricoverati al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona per intossicazione etilica acuta. A questi vanno aggiunti alcuni giovanissimi, d’età inferiore ai 16 anni, ricoverati in pediatria. Il dottor Mattia Lepori precisa che questi dati rilevano solo le situazioni di ricovero per intossicazione etilica, ma non evidenziano tutti quei casi (sicuramente molto piú numerosi) di pazienti che sotto l’influsso dell’alcol si sono procurati lesioni traumatiche che hanno richiesto una cura ospedaliera. Alcuni di questi minori sono stati trasportati in ospedale da ambulanze della Croce Verde bellinzonese, che nel 2007 ha soccorso sedici adolescenti, dai 15 ai 19 anni, vittime d’intossicazione da abuso etilico (10 maschi e 6 femmine). Durante il carnevale di Bellinzona (2007) 54 persone sono state ricoverate nella tenda sanitaria: 23 erano minori (14 maschi e 9 femmine). Durante lo stesso periodo la Croce Verde di Lugano ha soccorso 18 adolescenti con una diagnosi primaria di abuso d’alcol (coma o pre-coma etilico): un diciottenne, otto diciassettenni, quattro sedicenni, quattro quindicenni ed un quattordicenne. A questi vanno aggiunti i dieci adolescenti soccorsi durante il carnevale di Tesserete (2007) e i tre assistiti nella recente notte di San Silvestro. Un centinaio di trattamenti per abuso etilico in un anno possono sembrare pochi, ma è bene ricordare che questi dati provengono unicamente da due città, Bellinzona e Lugano, e riguardano solo le manifestazioni acute di un fenomeno presumibilmente piú vasto e profondo. È lecito supporre che le vittime di malesseri minori siano molto piú numerose.

Droga e alcol
Alcuni ritengono che le droghe illegali causino piú problemi dell’alcol, ma ciò non corrisponde al vero: ogni anno in Svizzera si registrano 400 decessi riconducibili al consumo di oppiacei e 3'000 a quello di alcolici.


Tra i rischi derivanti dal consumo di bevande alcoliche vi è anche quello dell’assuefazione: alcuni adolescenti bevono molto, ma non stanno male e perciò credono di possedere un fisico forte; in realtà stanno solo sviluppando un alto livello di tolleranza all’alcol, indice di una progressiva assuefazione alla sostanza. Il consumo regolare di grandi quantità di alcolici per un periodo prolungato espone al pericolo della dipendenza. Scrive ancora Gallimberti: «Chi inizia a bere in età giovanile presenta molti piú rischi di sviluppare alcolismo rispetto a chi inizia a bere in età piú adulta» (op. cit. p. 188). In alcuni casi i danni causati dall’alcol sono ancora piú insidiosi e devastanti. Il professor Gallimberti afferma: «Il contributo neurobiologico di maggior rilievo di questi ultimi anni è la scoperta della connessione esistente fra uso di alcol e stimolazione del sistema a ricompensa… Il sistema a ricompensa è tarato, solitamente, in modo che la cosiddetta soglia del piacere possa essere raggiunta e stimolata dai normali piaceri della vita. L’aggettivo normale, in termini biologici, è tradotto con fisiologico: un lauto pranzo, un gioco divertente, l’atto sessuale, eccetera per la neurobiologia sono piaceri fisiologici, nel senso che non sono né buoni né cattivi, ma semplicemente funzionali, indispensabili alla sopravvivenza dell’individuo e alla riproduzione della specie. Quando i piaceri superano una certa soglia d’intensità vengono definiti patologici, perché sostanzialmente dannosi per l’individuo e di conseguenza per la specie. In tal senso siamo autorizzati a parlare di patologia o, entrando in una dimensione clinica, di malattia. Un po’ come avviene per l’umore: se la depressione supera una certa soglia e tale sfondamento diviene una costante, siamo autorizzati a parlare di depressione intesa come malattia. Le sostanze di abuso (le cosiddette sostanze psicoattive) sono, per loro natura, in grado di dare solitamente un piacere, una gratificazione maggiore, per qualità e quantità, rispetto a quella provocata attraverso i normali stimoli naturali. La stimolazione indotta da tali sostanze viene definita sovrafisiologica, perché d’intensità superiore a quella normale. In un periodo iniziale tali sostanze non innalzeranno la soglia del piacere. Ciò sta a significare che il diretto interessato continuerà a provare piacere sia dalle stimolazioni sovrafisiologiche (provocate dalle sostanze) sia da quelle fisiologiche (mangiare, fare l’amore, giocare ecc.). Questa luna di miele, che dà l’illusione alla persona di poter controllare la sostanza, durerà solo un periodo limitato di tempo, perché i piaceri fisiologici cominceranno a sbiadire in confronto a quelli sovrafisiologici, chimicamente indotti. Infatti, continuando su questa strada, la soglia del piacere comincerà ad innalzarsi con la conseguenza che l’intensità dei piaceri fisiologici non sarà piú in grado non solo di superarla, ma nemmeno di raggiungerla. A questo punto tali stimoli non saranno piú in grado di provocare piacere e ogniqualvolta la persona si aspetta che ciò avvenga, andrà inevitabilmente incontro a una delusione, un fallimento. Per provare piacere la persona sarà condannata a un’iperattività continua, nella speranza che i normali piaceri della vita tornino a farsi sentire. Questa vita, svuotata della capacità di provare piacere, è destinata a perdere completamente il suo significato originario, sospingendo sempre piú la persona ad andare verso una dolorosa e ingravescente sensazione di vuoto, di noia, di tristezza, di inutilità. Queste sensazioni sono temporaneamente e magicamente annullate dal ricorso all’alcol e alle sostanze piú in generale, ma una volta che l’effetto si esaurisce, la persona torna a precipitare in uno stato psicofisico peggiore rispetto al precedente. Tutto questo perché la soglia del piacere, a forza di continue e ripetute sovrastimolazioni, si è starata, innalzandosi. Fare l’amore o passare una piacevole serata con gli amici non produrrà piú alcun effetto all’alcolista in fase avanzata e la ricerca dei normali piaceri della vita verrà progressivamente abbandonata». 9

Esaminate alcune conseguenze psicofisiche derivanti dal consumo di bevande alcoliche, è opportuno domandarci: come si può evitare che il bere occasionale degli adolescenti diventi problematico? Ecco il parere di alcuni che da anni osservano il fenomeno:

Pelin Kandemir Bordoli, Radix Svizzera Italiana
«Nella nostra cultura vi è un totale e assodato consenso sociale relativo al consumo di alcol. È comune che giovani e anche bambini ricevano la loro iniziazione al bere proprio in ambito familiare con un po’ di vino per partecipare ai brindisi nelle occasioni di festa. Un po’ di vino non ha mai ucciso nessuno è la frase che di solito introduce il minore al consumo di alcolici. L’ambivalenza e la contraddittorietà dei messaggi che gli adulti inviano ai giovani su questo soggetto costituisce un problema da affrontare e risolvere senza indugio. I dati indicano che il consumo di alcol tra i giovani sta diventando un problema da non sottovalutare. Un’indagine svolta dall’Istituto Svizzero di Prevenzione dell’Alcolismo rivela che oltre la metà dei giovani tra gli 11 e i 15 anni ha già bevuto alcol almeno una volta nella vita e che una percentuale significativa (il 17% dei maschi e l’11,7% delle femmine) beve regolarmente (tutti i giorni o tutte le settimane). Le ubriacature da parte delle ragazze sono in aumento, cosí come è in aumento il consumo intenso (piú di cinque bevande alcoliche in una sola occasione). Oggi assistiamo anche ad una modalità di consumo differente, limitato a determinati momenti della settimana, ma con il consumo di forti quantità in breve tempo. L’ubriacatura è spesso l’obiettivo da raggiungere. Per evitare che il bere degli adolescenti diventi problematico occorre intervenire sui fattori che conducono a comportamenti a rischio e sulle possibili cause ambientali, culturali, personali e comportamentali. La prevenzione non può essere delegata solo ad un servizio specialistico, ma necessita della collaborazione di tutte le forze sociali. È necessaria la creazione di sinergie con tutti i contesti di vita dei giovani (famiglia, scuola, comuni, esercizi pubblici, centri giovanili eccetera) in modo che ognuno assolva la propria responsabilità. Occorre promuovere ed applicare criteri coerenti: se siamo ambigui, aumentiamo la confusione e non contribuiamo ad una prevenzione efficace».

Gianni Morici, gerente del bar Peter Pan Bellinzona
«Certamente non tutte le persone sono uguali e non è scontato che uno, solo per essere venuto a contatto con l'alcol in giovane età, ne sarà poi dipendente. Il rischio c’è se un ragazzo si lascia coinvolgere dalle compagnie e vive il bere come una specie di sfida o di rituale per sentirsi qualcuno e inserirsi in una società considerata adulta. In questo contesto il bere è problematico a qualunque età, perché colpisce individui con una personalità non abbastanza forte, che ritengono di poter raggiungere una certa autostima solo in determinati circoli. Purtroppo è difficile riuscire ad esercitare un controllo su questi gruppi. A volte si riuniscono non solo minorenni in vena di trasgressione, ma anche giovani adulti, che trovano divertente procurarsi l'alcol (acquistandolo in modo legittimo) per i loro amichetti in vena di farla in barba ai rivenditori e alle leggi vigenti. È senz'altro importante che gerenti e negozianti controllino con attenzione chi ordina bevande alcoliche, anche perché vi sono minori che sembrano molto piú grandi della loro età; resta comunque la possibilità d’acquistare e consumare alcolici fuori dei locali, grazie ad amici maggiorenni compiacenti, a patto che si disponga di denaro per l'acquisto. Davanti al mio locale sostano molti giovani con bottiglie comprate altrove. Forse, il loro bere in pubblico è uno sfogo, una reazione a tutti i divieti loro imposti. Perciò, credo che il punto fondamentale non sia tanto quanto bevono, ma perché!»

Enzo Stuppia, commerciante
«Abito e lavoro nei pressi del muretto di Bellinzona, luogo di ritrovo serale di centinaia di giovani. Capisco il loro desiderio di divertirsi, ma vorrei che mostrassero piú rispetto per i diritti e la proprietà altrui: da anni il rumore proveniente dalla strada mi tiene sveglio fino alle due di notte. Inoltre, la mattina successiva devo sempre ripulire il cortile da pozze di vomito e di urina. Per me il bere dei giovani è indubbiamente problematico».

JW, gerente della stazione di servizio dell’Agip
«Premetto che non vendiamo bevande alcoliche a minori e che nei casi dubbi chiediamo i documenti per verificare l’età dell’acquirente. Per quanto riguarda il consumo di bevande alcoliche da parte degli adolescenti, non credo che sia un fenomeno nuovo: probabilmente anche gli adulti di oggi bevevano quando erano adolescenti. Solo che allora non si facevano vedere. Secondo me, oggi i giovani bevono perché è una moda e perché hanno problemi a scuola e a casa. Mi spiego con un esempio: un giorno c’erano qui fuori alcuni ragazzi, che mangiavano chips e schiacciavano coi piedi quelle che cadevano a terra. Vedendo ciò, uscii dal negozio e chiesi loro di pulire. Non solo rifiutarono di farlo, ma presero anche ad insultarmi. Allora, ne afferrai uno per un braccio, ordinandogli di pulire. Niente da fare. Lo minacciai di telefonare ai suoi genitori, ma lui mi rispose che avrebbe detto a suo padre che lo avevo picchiato. Allora chiamai la polizia, ma il ragazzino minacciò di denunciare anche il poliziotto. Infine, quando questi riuscí a farsi dare nome ed indirizzo, scoprimmo che si trattava di un dodicenne. Conclusione? Autorità e genitori sono spesso in disaccordo tra loro e non riescono a farsi rispettare. Questo è il vero problema!»

Ivano Beltraminelli, comandante della polizia comunale di Bellinzona
«Alcuni vorrebbero risolvere questo fenomeno con interventi repressivi di polizia, ma i nostri limiti d’impiego sono chiaramente definiti: il nostro compito è quello di far rispettare le normative di legge; perciò procediamo con controlli mirati, con procedure sanzionatorie e con segnalazioni a magistratura, commissioni tutorie e servizi sociali. Compatibilmente con le risorse disponibili e le priorità date dalle nostre competenze e dalle necessità territoriali, interveniamo nella problematica della vendita d’alcol ai minorenni, nello spaccio e nel consumo di sostanze stupefacenti e nei casi di disturbo alla quiete. Inoltre, tuteliamo il rispetto delle persone e dei luoghi pubblici. In collaborazione con i gerenti degli esercizi pubblici, che in questo caso dimostrano sensibilità al problema, cerchiamo di fare della prevenzione, avvicinando i giovani e spiegando loro alcune regole di convivenza. Tuttavia, va detto che la nostra presenza è talvolta vissuta come una provocazione, con effetti contrari ai nostri obiettivi. Alla luce di ciò bisogna ricordare che la polizia non può, e non deve, sostituirsi alla famiglia. L’educazione degli adolescenti non è compito della polizia, ma dei genitori, i quali dovrebbero interrogarsi, riflettere, pensare alla loro adolescenza e comunicare di piú con i figli. Il consumo di alcol da parte degli adolescenti può avere effetti devastanti, ma le regole del gioco sono chiare: ad ognuno le proprie competenze».

Giovanna e Alberto, genitori 10
«Il nostro compito di genitori di fronte al consumo o all’abuso di alcolici da parte dei figli adolescenti è sempre piú difficile e problematico, anche perché spesso ci troviamo a fronteggiare la situazione da soli. Lasciamo agli specialisti o ai moralisti i discorsi sulla mancanza di valori e d’affetto, sul disadattamento, sulle situazioni famigliari critiche, sui vuoti esistenziali e altro. Pensiamo, piuttosto, ad una serie di motivi per noi piú concreti, che spesso si combinano tra loro. Un problema che oggi rende piú arduo il nostro compito è la mancanza di controllo sociale, che in passato era invece molto forte. Un tempo ogni malefatta aveva vita breve: c’era solidarietà tra le famiglie, c’era una sorveglianza reciproca dei figli, le sanzioni fioccavano con severità e colpivano in modo uniforme tutte le bande. Ci si sentiva controllati ed era difficile farla franca. Le punizioni erano impartite non solo dai famigliari, ma anche dai parenti dei compagni di banda. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di reclamare (o addirittura di denunciare, com’è di moda oggi) per uno scapaccione ricevuto, anzi, acqua in bocca sennò si rischiava la doppia razione a casa! Oggi, invece, troppi genitori tendono ad evitare interventi severi, anche se giustificati. Per eccesso di buonismo si perdona tutto molto magnanimamente. E non ci si accorge che, cosí facendo, non si aiutano i figli a capire e ad accettare quei limiti, che non possono e non devono essere superati. Un tempo nessun adolescente girava per strada dopo l’orario di cena, ma era cosí per tutti e nessuno se ne lamentava. Oggi, invece, capita d’osservare bambini in età scolare girare a tarda ora per le vie della città, anche quando il giorno dopo si va a scuola, per non parlare degli adolescenti di quattordici, quindici anni che si incontrano per le piazze alle due o alle tre di notte. Quanta fatica e quante discussioni per mettere a letto i nostri figli alle nove di sera, quando i loro compagni di scuola giocavano sotto i balconi di casa fino alle dieci e mezzo! Non vuoi essere autoritario, ma neanche troppo permissivo. Vuoi far rientrare i figli alle dieci, ma gli altri hanno il permesso di stare fuori fino alle undici o a mezzanotte… non vuoi escluderli dal gruppo o farli sentire diversi! Non sai piú che cosa fare e sei in difficoltà! Un altro problema si presenta quando i figli, finite le Medie, entrano come apprendisti nel mondo del lavoro a contatto con adulti che ovviamente non perseguono obiettivi educativi. Succede allora che genitori che non fumano e che consumano alcolici saltuariamente e in quantità moderata, si ritrovano con figli che nel giro di qualche settimana diventano fumatori e consumatori di birra e cocktail alcolici! Ti chiedi come sia possibile, ma ti rendi pure conto che hai pochi mezzi per esercitare un controllo efficace. Che cosa fare allora? Quali rimedi adottare? Discorsi se ne fanno, certo, magari anche troppi, ma ti rendi conto che le tue parole, i tuoi buoni esempi, non valgono come quelli dell’amico, del branco o del collega di lavoro. La salute? Le solite balle… Poi i soldi, certo. Secondo noi, molti ragazzi hanno troppi soldi in tasca: studenti e apprendisti con cinquanta o cento franchi per una serata alle giostre o in giro per i bar. Assurdo! Molti ragazzi non hanno il senso del valore del denaro, del rinunciare a qualcosa, del fare delle scelte: Quattro o cinque birre in una sera, che cosa vuoi che siano? Sono venti franchi! Qui forse, però, abbiamo trovato una soluzione possibile e relativamente semplice: meno soldi = meno consumi. Abbiamo cosí deciso, dopo aver analizzato attentamente i risultati ottenuti col metodo che ci eravamo ripromessi di adottare (dare piú fiducia, piú autonomia e piú responsabilità) di amministrare noi le paghe dei nostri figli apprendisti. Una modesta somma settimanale fissa, sufficiente per uscire un paio di serate con gli amici senza strafare, cosí imparano anche a fare delle scelte o delle rinunce… e i conti cominciano a tornare».

Sara, madre 1
«Mia figlia è allergica all’alcol! Dice che, se beve alcol, le vengono dei puntini sulle braccia. Io non credo che mia figlia sia allergica all’alcol e non ho mai neanche visto dei puntini sulle sue braccia. Quando deve sparecchiare la tavola, si rifiuta di mettere al suo posto la bottiglia del vino: dice che le fa schifo! Contesta a suo padre ogni franco speso per una buona bottiglia di vino, da bere in occasioni speciali. Dice che sono soldi buttati. E quando esce con gli amici, quando si ritrova nel gruppo, lei purtroppo non può bere: è allergica all’alcol! Per questo è giustificata. È diversa dagli altri, non può bere, ma per il gruppo va bene lo stesso: lei è allergica all’alcol! Ma se non sei allergico e non bevi, vieni deriso, non sei considerato, sei un bamboccio, non stai bene nel gruppo perché non sei come loro. Sei escluso! Ho sempre odiato le allergie, perché sono una vera porcheria, ma mai come questa volta ho pensato: Ben venga l’allergia all’alcol! Io non credo che mia figlia sia allergica all’alcol, ma capisco che in questo momento lei ha bisogno di far parte di un gruppo e quindi la ammiro perché ha saputo trovare, consciamente o inconsciamente, questa strategia per non cadere nel tranello. È triste non poter rifiutare qualcosa cui non credi! È un peccato che mia figlia non sappia essere sé stessa fino in fondo. È tragico dover essere come gli altri, per esserci!»

1 Il nome è stato cambiato.



Mario Della Santa, insegnante
«Storicamente la seconda metà del 20° secolo ha segnato la scomparsa di quelle delimitazioni chiare di categorie d’età che erano invece una componente fondante delle società precedenti. In tempi ancora recenti vari riti di passaggio marcavano l’accesso alle varie fasce d’età, determinando al contempo diritti e doveri connessi. Possiamo citare gli esami alla fine dei vari cicli scolastici, l’ottenimento della patente del motorino e poi dell’automobile, l’accesso al diritto di voto, il servizio militare, il matrimonio. Ma indubbiamente il messaggio che i media trasmettono ora è di una totale confusione di categorie, le pubblicità presentano bambini che aspirano a ballare in discoteca, mentre gli onnipresenti giochini televisivi mostrano adulti la cui principale preoccupazione è quella di apparire, a costo di passare per sciocchi. I bambini pensano di avere i diritti degli adulti e gli adulti rifiutano di addossarsi le responsabilità della loro età, cercando di restare sempre adolescenti. Questa confusione di ruoli ingenera anche una confusione di limiti che svaniscono, con il conseguente smarrimento. Chi i limiti li dovrebbe fare rispettare è in grande difficoltà perché si trova a combattere con modelli sociali aberranti, imposti dai media e sostenuti spesso dalle autorità politiche, per ragioni demagogiche, e giuridiche, per una cattiva interpretazione della tutela dell’infanzia. Gli insegnanti sono chiaramente chiamati in causa poiché bambini e adolescenti passano gran parte del tempo in loro compagnia. Ma la capacità di presa che essi hanno è incredibilmente debole. Certi psichiatri affermano che essi non hanno autorevolezza. In realtà gli insegnanti non sono privi ma sono privati di autorevolezza da vari agenti: i genitori che non riconoscono le loro competenze, i media che al meglio li ignorano oppure li caricaturano come modelli da evitare, vecchioni incapaci di comprendere i giovani, infine e non da ultimo le istituzioni che sembrano fare del loro meglio per svalutare la figura dell’insegnante rifiutando di prestare loro ascolto, facendo esternazioni improvvide, intervenendo puntualmente a demolire l’autorità del maestro in classe. Di fronte ad una tale mancanza di considerazione e di rispetto, come può un insegnante proporsi come modello vincente ai suoi alunni?»

Conclusione
Nella società occidentale è normale che gli adulti bevano alcolici. In Svizzera solo una persona su cinque è astemia. Pertanto è possibile che un adolescente percepisca l’iniziazione al consumo d’alcol come una maniera per accedere al mondo degli adulti. Bevendo con gli amici e senza il consenso dei genitori, egli afferma la sua identità e proclama la sua emancipazione. Tuttavia, come si evince dalle testimonianze raccolte, il consumo d’alcol potrebbe anche essere il sintomo di un disagio piú profondo, originato dalla crisi culturale che investe l’intera società. In effetti, molti giovani sembrano oppressi dall’angoscia, vittime di un sentimento di permanente insicurezza ed inquietudine. Vivono il presente con intensità, ma il loro modo di divertirsi tende piú allo stordimento che alla gioia. Privi di modelli e di ideali, imparano a soddisfare il loro bisogno di autostima, facendo ricorso a sostanze psicoattive. In un mondo spesso minacciosamente povero di punti di riferimento e di limiti, si scoprono indifesi e privi di certezze e giungono a dubitare di tutto, anche dell’amore dei loro genitori. Questo disagio, subdolo e profondo, che in certi casi porta al consumo abusivo di bevande alcoliche, non può essere eliminato con l’inasprimento delle leggi, ma con la rimozione della causa del malessere.

La responsabilità di procurare modelli di riferimento compete principalmente ai genitori, poi agli insegnanti e infine all’intera società. Come un tempo. Tuttavia per molti genitori, cresciuti anch’essi senza modelli di riferimento, è difficile trovare l’equilibrio. Alcuni, oscillando fra autoritarismo e permissivismo, disorientano e irritano i figli. Altri, dimentichi della propria adolescenza, stabiliscono regole rigidissime che ingenerano insofferenza e ribellione. Altri ancora, snaturando il loro ruolo, si comportano come se fossero amici e coetanei dei loro figli, schierandosi acriticamente al loro fianco e osteggiando le altre fonti d’autorità (docenti, polizia, Stato), apparentemente ignari del fatto che minando l’autorità altrui, minano la propria. Certuni, incerti sul da farsi, chiudono gli occhi e si raccomandano al cielo. La soluzione? Essere autorevoli senza diventare autoritari, mantenendo con i figli un dialogo costruttivo, stabilendo regole familiari chiare, ragionevoli e vincolanti per tutti, rispettando la dignità e l’autonomia dei figli ed, infine, impartendo una disciplina, che instilli modelli di comportamento positivi.

Anche gli insegnanti hanno una responsabilità. Sigmund Freud la espresse con queste parole: «La scuola deve creare [nei giovani] il piacere di vivere e offrire appoggio e sostegno in un periodo della loro esistenza in cui sono necessitati dalle condizioni del proprio sviluppo ad allentare i legami con la casa paterna e la famiglia». Ciò significa che i maestri sono chiamati a svolgere un ruolo complementare a quello dei genitori. Devono istruire, ma di tanto in tanto - per conseguire questo obiettivo - devono anche educare. Talvolta ciò comporta dei problemi poiché «raramente genitori e insegnanti hanno un rapporto amichevole o significativo l’uno con l’altro». Questa sovrapposizione di ruoli può condurre a frizioni, come si evince da questi esempi: uno studente consegna un tema copiato integralmente da Internet, la docente se ne accorge e gli dà un due. Il padre protesta veementemente e, minando l’autorità dell’insegnante, tenta di negoziare il voto. Un’allieva usa il telefonino durante la lezione. Il maestro glielo sequestra, ma rischia d’essere denunciato dai genitori infuriati. Questa generalizzata mancanza di collaborazione è disastrosa per l’educazione dei giovani. L’adolescente, vittima della variabilità della sua situazione, ha bisogno di poter contare su adulti capaci di gestire relazioni o momenti relazionali connotati anche da negatività. È fondamentale per l’adolescente avvertire che le tensioni, che egli proietta all’esterno, gli sono restituite elaborate e quindi piú tollerabili. Pertanto, come dice Pelin Kandemir Bordoli, affinché il bere degli adolescenti non diventi problematico è necessaria ed urgente «la creazione di sinergie con tutti i contesti di vita dei giovani (famiglia, scuola, comuni, esercizi pubblici, centri giovanili eccetera) in modo che ognuno assolva la propria responsabilità. Occorre promuovere ed applicare criteri coerenti: se siamo ambigui, aumentiamo la confusione e non contribuiamo ad una prevenzione efficace».

Bibliografia
Galimberti, Umberto. L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano, 2007.
Gallimberti, Luigi. Il bere oscuro. Viaggio nei misteri dell’alcolismo, BUR, Milano, 2005.
Gordon, Thomas. Insegnanti efficaci, Giunti & Lisciani Editori, Teramo, 1991.

 


1 Bellinzona non è un caso isolato. Un fenomeno analogo si osserva in altre città e borghi del Ticino.

2 I nomi sono stati cambiati.

3 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l’alcol fra le droghe. Tossico per le cellule epatiche, l’alcol è una sostanza psicoattiva che modifica il funzionamento del cervello e causa dipendenza

4 Gallimberti, Luigi. Il bere oscuro. Viaggio nei misteri dell’alcolismo, BUR, Milano, 2005, p. 68, 69, 142.

5 Atti del convegno Adolescenti da bere: ragazzi, adulti e mass-media di fronte al consumo precoce di alcolici, Padova, 18 maggio 2007, PadovaFiere, Aula Carrarese, Rotary International, Distretto 2060, Italia.

6 Una norma legale uniforme e scientificamente fondata è auspicabile anche a livello nazionale. Attualmente in Ticino l’articolo 51 della legge sanitaria proibisce la vendita di alcolici ai minori di 18 anni. Negli altri Cantoni, invece, il limite d’età è di 18 anni per i distillati e di 16 per i fermentati. In altre parole, vendere vino e birra ad un sedicenne è illegale a Bellinzona, ma legale a Zurigo.

7 Filippo Tami, capo servizio della Croce Verde di Lugano, avverte che i dati disponibili sui danni causati dall’alcol sono probabilmente approssimativi per difetto. Succede, infatti, che il soccorritore codifichi l’intervento come ferite, fratture e traumi conseguenti a cadute, risse o incidenti senza menzionarne la causa primaria, che spesso è l’abuso d’alcol.

8 Una chiamata alla Croce Verde o un ricovero ospedaliero implicano una telefonata ai genitori, un intervento della polizia ed una fattura da pagare. Pertanto è lecito supporre che queste misure siano l’ultima risorsa di chi ha già esaurito tutti gli altri rimedi per soccorrere l’amico che sta male.

9 Op. cit. p. 188-192. Gallimberti afferma che «l’aumento del livello di dopamina (e quindi del piacere a tale livello correlato) provocato dalle sostanze (alcol incluso) è tre/cinque volte superiore rispetto a quello prodotto da altri stimoli naturali (ad esempio un orgasmo)» (p. 194, 195).

10 I nomi sono stati cambiati.

11 Per un’analisi approfondita di questo disagio si legga L’ospite inquietante. Il nichilismo e il giovani, di Umberto Galimberti, Feltrinelli, Milano, 2007.

12 Alcuni propongono l’adozione di norme dissuasive come limitazioni nell’orario di vendita degli alcolici, aumento dei prezzi e divieto di consumo in strada. Queste misure possono essere utili, ma non sono sufficienti, come dimostra la storia del proibizionismo.

13 Freud, Sigmund. Contributi ad una discussione sul suicidio in Opere, volume VI, Boringhieri, Torino, 1967-1993, p. 301, 302.

14 Gordon, Thomas. Insegnanti efficaci, Giunti & Lisciani Editori, Teramo, 1991, p. 262.

 
©2007 - 2010 Danilo Mazzarello